Trabucco

 

Il trabucco (o trabocco) è una macchina d'assedio di grandissime dimensioni. Può essere considerato una sorta di catapulta, limitata però dalle sue dimensioni e dalla posizione fissa. Inoltre rinuncia alla propulsione elastica del proietto per utilizzare invece il principio della leva; si tratta infatti di un'applicazione pratica del principio della leva svantaggiosa di primo genere. Utilizzato esclusivamente negli assedi, era la più grande arma a tiro indiretto a disposizione degli eserciti medioevali.

 

È costituito da un enorme braccio di legno posto in posizione molto elevata, su di una struttura di sostegno abbastanza grande e robusta da sostenere lo sforzo e la tensione a cui la macchina viene sottoposta durante il suo impiego. Il braccio, ottenuto con lo sfrondamento di un tronco d'albero diritto, è montato asimmetricamete su un perno orizzontale nel punto in cui incontra le struttura di sostegno (il fulcro), in maniera tale che il braccio potenza della leva, ovvero l'estremità più robusta e pesante si trovi a poca distanza dal perno, mentre la parte che termina con la cima dell'albero, cioè il braccio resistenza sia molto più lunga. All'estremità più breve veniva imperniato un cassone o un grande cesto, riempito di macigni o altro materiale abbastanza pesante da fungere da contrappeso.

 

All'altra estremità del braccio è appeso un gancio a cui è fissata una specie di grossa frombola, all'interno della quale è posto il proiettile. Durante la fase di ricarica, l'estremità più sottile dell'asta viene abbassata con l'ausilio di argani e ancorata ad un gancio collegato ad una leva di rilascio. Al momento stabilito, viene azionata la leva di rilascio e l'effetto del contrappeso scaglia il proiettile.

 

Questa eccezionale macchina d'assedio poteva scagliare pesantissimi macigni fino alla considerevole distanza di 300 metri. Le munizioni utilizzate erano varie: si poteva far uso di pietre levigate, ma anche di semplici massi del peso di alcune centinaia di chilogrammi o munizioni incendiare imbevute di olio. Per incrinare il morale degli assediati, si ricorreva alla macabra pratica del lancio delle teste di soldati morti, o venivano lanciate carcasse infette di animali allo scopo di creare epidemie, quindi innescando scenari molto prossime a quelli di una guerra batteriologica.

 

Pur essendo l'arma di "artiglieria" medievale più potente dell'epoca, i suoi unici difetti erano la scarsità di precisione e la bassa cadenza del tiro, compensati però dall'enorme potenziale distruttivo che permetteva, nel giro di poche ore, di distruggere perfino una piccola fortezza.

 

Le dimensioni, la grande quantità di manodopera richiesta per l'utilizzo, la difficoltà d'impiego ed il costo, tuttavia, limitarono relativamente la diffusione di quest'arma ossidionale. Solo grandi eserciti poterono mettere in campo negli assedi più impegnativi, 10, 20 e persino 35 trabucchi. Questo dato sarebbe confermato anche dal fatto che alle più grandi e potenti di queste macchine venisse dato un nome proprio (come successe, in seguito, ai grandi pezzi d'artiglieria della Grande Guerra).

 

Sebbene micidiali contro le mura, i trabucchi furono usati soprattutto per colpire le strutture all'interno delle fortificazioni che, come i granai, i pozzi e le cisterne, erano d'importanza strategica. La distruzione delle scorte, infatti, spesso significava la resa immediata degli assediati.

 

L'utilizzo del trabucco alterò anche le strategie difensive; difatti si rafforzarono le mura e talvolta furono progettate grossi torri sulla cui cima venivano installati trabucchi aventi lo scopo di impedire agli assaltatori di raggiungere una distanza utile per il tiro.

 

È probabile che l'invenzione e lo sviluppo del trabucco possa avere svolto un ruolo importante nello sviluppo delle scienze fisiche medioevali, basti pensare alle opere di Giordano Nemorario (XIII secolo) riguardanti la gravità posizionale e il comportamento di una massa in sospensione.