Guerra navale

 

Guerra navale

 

 Nel mar Mediterraneo la guerra navale continuò ad assomigliare a quella praticata nell'età precedente: flotte di galee spinte da rematori schiavi tentavano di speronarsi reciprocamente, o di abbordarsi per consentire ai "marine" del tempo di combattere sui ponti. Questo stile di combattimento continuerà fino al principio dell'età moderna, come si può facilmente riscontrare nel caso della battaglia di Lepanto (1571). Tra gli ammiragli più celebri del periodo in esame, ricorderemo Andrea Doria, Khair ed-Din e Don Giovanni d'Austria. Le flotte più forti furono quella della Repubblica di Venezia, dell'Impero Turco e spagnoli, anche se fino al 1300 la potenza navale della Repubblica di Genova era di poco inferiore a quella veneziana.

 

Le galee erano invece troppo fragili e difficili da manovrare nel mar del Nord e nell'Oceano Atlantico, benché se ne sia registrato qualche sporadico uso. Per quei mari furono sviluppate navi più larghe, principalmente propulse a vela, sebbene le drakkar, lunghe navi con una bassa linea di galleggiamento di tipo vichingo, con rilevante apporto dei rematori, siano rimaste in uso fino al XV secolo. Lo speronamento era poco pratico con queste navi a vela, ma il principale scopo di tali navigli restava il trasporto dei soldati per l'abbordaggio (ad esempio alla battaglia di Svolder e alla battaglia di Sluys).

 

Le navi da guerra di questo periodo ricordavano, sul piano costruttivo, le fortezze terrestri. Le pesanti sovrastrutture che le caratterizzavano le rendevano anche piuttosto instabili, ma poiché in uno scontro diretto erano generalmente superiori alle già ricordate navi "a basso bordo", il modello della nave-fortezza fu destinato a prevalere a partire dal XV secolo.

 

Nel Medioevo si dimostrò difficile montare i cannoni a bordo di una nave da guerra, anche se alcuni furono collocati sui ponti di prua o di poppa. Vennero impiegati piccoli cannoni da manovrarsi a mano e adatti all'uso anti-uomo. I cannoni veri e propri, montati sui ponti in epoca successiva, compromettevano al momento la stabilità del vascello. Si tenga anche presente che i cannoni del tempo peccavano di bassa frequenza di tiro e di imprecisione.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Linea di battaglia.

 

Ma tutto questo era destinato a cambiare alla fine del Medioevo. Il sabordo fu inventato alla fine del XVI secolo da un carpentiere navale di Brest, un certo Descharges. L'inserimento di un'apertura (di norma rettangolare) nel fianco della nave, con un coperchio incernierato in alto (basculante), permise la creazione di un ponte per le bocche da fuoco, sottostante al ponte principale. Il peso dei cannoni distribuito su ponti più bassi aumentò notevolmente la stabilità della nave, ed una fila di cannoni così disposti era pertanto in grado di produrre la bordata, in cui l'ampiezza del fronte di tiro suppliva alla relativa imprecisione. Come esempio, si prenda la Mary Rose, nave ammiraglia della flotta di Enrico VIII d'Inghilterra: aveva trenta cannoni per fianco, ed ognuno era in grado di sparare palle da almeno 4,5 kg. Gli spagnoli accolsero e svilupparono il concetto creando il galeone.

 

L'equilibrio sovvertito: la fanteria prende il sopravvento sulla cavalleria

 

Nel Medioevo il guerriero montato ebbe a lungo il predominio. Il cavaliere - tipicamente munito di pesante armatura, ben motivato ed in sella a cavalli allevati specificamente per la guerra - rappresentava una forza soverchiante, non certo un avversario alla portata del contadino arruolato a forza, o dell'"uomo libero" (l'agricoltore era spesso servo della gleba) armato alla leggera.

 

Tatticamente vi erano solo due strade che consentissero alla fanteria di sconfiggere la cavalleria in una battaglia diretta: la potenza di fuoco e la massa. Come abbiamo già detto, la potenza di fuoco poteva essere ottenuta con il lancio di proiettili, laddove la massa consisteva di falangi di uomini ristretti in ranghi serrati.

 

Entrambe le soluzioni erano tecniche ben note dai tempi antichi. I romani usavano anche truppe addette alle armi da lancio, ma il nerbo consisteva nelle legioni, che tentavano di respingere le cariche a cavallo formando dei quadrati vuoti, il cui perimetro era irto di giavellotti (pilum). Gli strateghi asiatici puntavano maggiormente sulla potenza di fuoco, schierando reggimenti di arcieri per scongiurare la minaccia che proveniva dalla cavalleria avversaria. Alessandro Magno combinò i due metodi contro i cavalieri asiatici, schermando il nerbo centrale di fanti con frombolieri, arcieri e lanciatori di giavellotti, prima di scatenare la sua cavalleria pesante alla ricerca degli attaccanti. E pertanto furono proprio le fanterie europee a sovvertire, da ultimo, l'equilibrio delle forze sul campo, a sfavore della cavalleria. Vi sono parecchi esempi in proposito, di cui i più rilevanti furono i picchieri svizzeri e gli arcieri (tiratori di longbow) inglesi.