Strategie e tattiche

 

Strategia e tattica

 

Dispiegamento delle forze

 

È probabilmente un errore parlare di eserciti medievali "europei" nel periodo in esame, poiché l'Europa era assai differenziata culturalmente, la maggior parte delle regioni avendo caratteristiche peculiari e non assimilabili ad altre. Gli studiosi inglesi e statunitensi al proposito si sono decisamente concentrati sulle prassi belliche anglo-francesi, ma questa impostazione dottrinale ha evidentemente il vizio di confondere la parte con il tutto. Tanto premesso, esporremo comunque in sintesi i principali risultati di una tale elaborazione, che, malgrado il limite appena descritto, è in ogni caso di pieno rilievo.

 

Gli eserciti medievali anglo-francesi potevano essere divisi in tre sezioni, chiamati "battaglie" o "battaglioni" - l'avanguardia (o vaward), il centro (o 'battaglia principale') e la retroguardia. L'avanguardia era spesso composta di arcieri ed eventualmente altri tiratori muniti di armi a lunga gittata, come frombole, pietre e - meno frequentemente - catapulte leggere. Il centro constava di fanteria e cavalieri corazzati, mentre nella retroguardia operavano unità di cavalleria più agili.

 

L'ordine di marcia normale seguiva il senso dei rispettivi nomi: avanguardia, centro, retroguardia. Giunti sul teatro dello scontro, di regola le tre "battaglie" si disponevano sul terreno nello stesso ordine, da destra a sinistra. Tuttavia, quando gli eserciti crescevano di numero divenendo sempre meno "maneggevoli", capitava sovente che le varie sezioni si disponessero sul campo semplicemente com'erano arrivate.

 

Ogni sezione si schierava o in linea o per blocchi. Una formazione lineare presentava il vantaggio che tutti i soldati potessero prender parte alla battaglia almeno una volta (specialmente quelli che disponevano di armi a lunga gittata, quali gli archi lunghi inglesi od altri tipi di archi); una carica di cavalleria poteva facilmente disperdere una formazione in linea.

Per converso, una formazione a blocco era generalmente più robusta, ma comportava un rallentamento nell'impiego delle file più arretrate (o addirittura ne escludeva la partecipazione, come successe ai francesi alla battaglia di Agincourt del 1415). Le formazioni a blocco davano il vantaggio dell'"uomo di scorta" nel caso venissero colpiti i soldati di prima linea, ed erano spesso piuttosto dure da scompaginare, specie se l'esercito era ben addestrato.

 

La cavalleria poteva essere disposta in parecchi modi, secondo la situazione. Se un drappello di cavalieri era senz'altro efficace, una cavalleria a ranghi serrati, operante a "lancia in resta", rappresentava una forza devastante. La formazione più comune era quella in linea: i cavalieri si disponevano in una lunga schiera, di solito con la profondità di tre o quattro righe e poi caricando. Ad ogni modo, un reparto di fanteria ben addestrato poteva reggere un tale urto, così alcune unità impiegavano formazioni a cuneo. I cavalli venivano disposti in un grande triangolo, che al centro presentava la cavalleria più pesantemente corazzata. Quando il cuneo veniva a contatto con la linea dei fanti, il più delle volte riusciva ad aprire una falla, consentendo agli attaccanti un successivo assalto di fanteria sul medesimo punto, che poteva mettere in rotta le forze restanti.

 

Per contrastare il predominio della cavalleria sul campo di battaglia, l'espediente più diffuso era l'uso di picche, aste acuminate che talora superavano i sei metri di lunghezza. Quando la cavalleria caricava, i picchieri si disponevano in quadrato o in cerchio, il che impediva ai cavalli di penetrare troppo a fondo nelle linee dei fanti. Con la protezione - ai fianchi e sul retro - di un congruo schieramento di picche, gli eserciti potevano muovere su posizioni efficaci senza subire minacce.

 

Un altro metodo, tipico degli inglesi, consisteva nell'impiego massivo di arcieri. L'arco lungo inglese (il longbow), era un'arma veramente micidiale in mano ad esperto tiratore, e i britannici scoprirono che - quando erano tempestati da migliaia di arcieri che tiravano all'unisono - ben pochi eserciti avversari erano in grado di sferrare un assalto frontale sostenuto da cavalleria o fanteria leggera. Durante la Guerra dei cent'anni, diversi cavalieri francesi riferirono di aver visto «il giorno trasformarsi in notte a causa della nuvola di frecce che piovevano dal cielo». Un esempio cruciale della tremenda potenza del longbow fu la famosa battaglia di Crécy nel 1346, durante la quale gli arcieri inglesi distrussero i balestrieri mercenari genovesi e la nobile cavalleria di Filippo VI di Francia. Le cause della supremazia dell'arco sulla balestra furono allora dovute alla pioggia che bagnò le corde, all'assenza degli scudi (i pavesi) dietro i quali i balestrieri dovevano ripararsi per ricaricare, e il tempo necessario a ricaricare le balestre (massimo due colpi al minuto; si stima per contro che in media ogni arciere inglese scoccasse almeno 10-12 frecce al minuto).

 

Dopo parecchie salve contro le linee nemiche, la fanteria e la cavalleria inglesi assestavano il colpo di grazia.

 

Impiego delle forze

 

Il livello di esperienza e di abilità tattica degli eserciti medievali variava ampiamente. Per le battaglie maggiori, la programmazione tipicamente si svolgeva in un consiglio di guerra fra i comandanti, che poteva risolversi tanto nell'esposizione di un piano di battaglia organico, quanto in un chiassoso dibattito tra i diversi capi, a seconda di quanta autorevolezza possedeva il generale in capo.

 

Le comunicazioni campali prima dell'avvento dei mezzi tecnologici moderni erano ardue. Prima che fossero disponibili telefoni e radio, i messaggi erano trasmessi tramite segnali musicali, comandi a voce, messaggeri, o segnali visivi (stendardi, orifiamma, striscioni, bandiere e così via).

 

La fanteria, tiratori compresi, di regola veniva impiegata tipicamente in apertura della battaglia, per scompaginare le formazioni dei fanti avversari, mentre la cavalleria aveva il compito di opporsi alla propria controparte. Quando uno dei contendenti avesse conquistato la superiorità nella cavalleria (o l'avesse posseduta fin dal principio), avrebbe tentato di sfruttare la perdita di coesione nella fanteria avversaria, conseguente alla mischia, per assalirla con l'intento di metterla in rotta. Non era una faccenda semplice, ma anzi richiedeva un'attenta scelta di tempo, giacché una fanteria ordinatamente disposta spesso poteva avere la meglio sugli attaccanti montati. Puri scontri tra fanterie spesso si protraevano per molto tempo.

 

I cannoni ebbero il loro battesimo del fuoco nel Basso Medioevo. Tuttavia, la loro cadenza di tiro assai modesta (spesso un solo colpo per un'intera battaglia), per giunta accompagnata dall'imprecisione, ne fece soprattutto un'arma psicologica, più che una valida arma anti-uomo.

 

Successivamente, una volta che si diffusero i cannoni "a mano", la cadenza di tiro venne solo leggermente migliorata, ma i cannoni divennero molto più facili da puntare, in gran parte a causa delle dimensioni più ridotte, e del fatto che rimanevano più vicini a chi li manovrava. Gli operatori potevano facilmente essere protetti, perché i cannoni erano più leggeri e potevano essere spostati con rapidità di gran lunga superiore. Ad ogni modo, un'artiglieria campale degna di questo nome e realmente efficace non apparve, e tanto meno si diffuse, prima dell'esordio dell'età moderna.

 

Ritirata

 

Una ritirata precipitosa poteva causare un numero di caduti ampiamente superiore a quello derivante da un ripiegamento ordinato.

Quando la parte soccombente iniziava a ritirarsi, la celere cavalleria che faceva parte della retroguardia del vincitore si lanciava sul nemico in fuga, mentre la fanteria proseguiva nel proprio attacco. Nella maggior parte delle battaglie medievali poteva accadere che le perdite maggiori si avessero in fase di ritirata piuttosto che durante il combattimento vero e proprio, poiché i cavalieri riuscivano presto e facilmente ad eliminare fanti ed arcieri non più protetti dalla cortina dei picchieri.