Le città e la rivoluzione politica

 

La vita cittadina in Europa raggiunse il suo apogeo tra il XIII e la prima metà del XIV secolo. In particolare le città italiane riuscirono ad avere il primato nel settore manifatturiero e in particolare nel commercio. Il grande slancio economico si tradusse anche nella reintroduzione in Europa della moneta aurea.

 

L'Italia fu una delle zone di maggiore fioritura economica, culturale ed artistica, sebbene da un punto di vista politico ci fu un continuo stato di lotta, interna ed esterna. I problemi tra papato e impero al tempo di Federico I e soprattutto di Federico II divisero i comuni italiani in guelfi e ghibellini, due fazioni nelle quali confluivano tutta una serie di scelte politiche locali (spesso si diventava guelfi o ghibellini in funzione di lotta ai propri avversari che appartenevano alla fazione opposta) che solo a livello teorico venivano ricollegati alle lotte sovranazionali tra papato e impero. Molti storici hanno sottolineato come dietro l'alibi di "guelfismo" e "ghibellinismo" si nascondesse un'insanabile spirale di violenza e vendetta.

 

A causa di questa elevata conflittualità si diffuse il sistema podestarile al posto di quello consolare, con la differenza che il podestà era un forestiero, quindi al di fuori delle lotte interne cittadine e teoricamente in grado di mediare tra le fazioni. Nel corso del secolo XII si erano andati formando nuovi ceti, che inizialmente venivano tenuti fuori dalla vita politica in quanto non "aristocratici". La "gente nova" (per citare la stessa espressione usata da Dante Alighieri) erano signori del contado inurbati in città, arricchiti dalla richiesta di derrate alimentari causata dalla crescita demografica, i banchieri, i mercanti, i professionisti di arti liberali (giuristi e medici), gli artigiani e, nelle città di mare, gli armatori che si erano arricchiti con i commerci con gli stati crociati.

 

Questi ceti emergenti si riunirono in corporazioni di arti e mestieri che tutelavano i loro interessi, controllavano la qualità dei prodotti, i prezzi e la formazione dei nuovi addetti. Queste "Arti" già a partire dalla prima metà del XIII secolo iniziarono ad avere un potere politico sempre più rilevante, con la costituzione dei cosiddetti "Popoli" (dal nome del ceto populares in antitesi a quello dei potentes, gli aristocratici di origine feudale), con a capo il capitano del Popolo. Verso la fine del XIII secolo un po' dappertutto il ceto dei magnati venne cacciato, almeno formalmente, dal governo cittadino, talvolta con vere e proprie leggi antimagnatizie. I rapporti tra magnati e popolani furono spesso conflittuali, ma si assisteva anche ad alleanze reciproche, spesso matrimoniali, che fondevano le famiglie più ricche a quelle più nobili, portando vantaggi reciproci e permettendo di eludere la legislazione anti-popolana (prima) ed anti-magnatizia (poi).

 

A partire dal Trecento infatti la distinzione tra Popolo e nobili divenne sempre meno rintracciabile, per la fusione dei due ceti, nascendo così un "Popolo Grasso", di cittadini abbienti e potenti, contrapposto al "Popolo Magro", un ceto medio di attività soprattutto artigianali. Esisteva poi il ceto più basso il "Popolo minuto", dei salariati e dei piccolissimi commercianti che non aveva nessuna rappresentanza politica e che iniziò a farsi sentire solo dopo il brusco peggioramento delle condizioni di vita dopo la crisi del XIV secolo. Durante i periodi di crisi si iniziò ad appoggiarsi su un unico personaggio, magari esterno alla città, che tenesse la "balìa", ovvero il potere assoluto, in un momento di crisi. Questi "signori" permisero di superare alcune impasse politiche, ma spesso essi cercarono di consolidare il loro potere e magari trasformarlo in ereditario: fu la nascita delle signorie dal 1240 in poi (Torriani e poi Visconti a Milano, Gonzaga a Mantova, Este a Ferrara, Scaligeri a Verona, da Carrara a Padova, Ordelaffi a Forlì, Malatesta a Rimini, da Polenta a Ravenna, da Montefeltro a Urbino, Da Varano a Camerino, ecc.). Questo accadde con tempi molto più lunghi o non accadde mai nelle città marinare o in Toscana, dove i ceti imprenditoriali erano più attivi e forti e riuscirono a impedire che un gruppo primeggiasse.