Storia dei castelli

 

Prima di trattare singolarmente le fortificazioni in Valle Caudina (l'antica famosa Caudium, fra Capua e Benevento) sarà opportuno affrontare l'argomento in senso generale, fissando così i concetti comuni alle specifiche monografie, che sarà poi inutile ripetere di volta in volta.

 

La genesi ed il significato delle costruzioni fortificate agli albori dell'età medioevale: vanno spiegati essenzialmente con il complesso e variegato fenomeno delle invasioni barbariche. Verso la metà del V secolo, tutto l'Occidente aveva cambiato faccia: l'Italia meridionale già nel 410 era la preda preferita dei Visigoti di Alarico. Le ondate successive vennero più lontano, furono sempre più estranee al mondo romano e si rovesciarono sulla penisola con violenza sempre maggiore: dapprima gli Unni, poi gli Ostrogoti ed infine i Longobardi, i quali nel 569 rappresentarono il colpo di grazia inferto ad una terra che era uscita terribilmente stremata da questa serie di lotte, con l'economia rovinata e le sue pianure completamente devastate e spopolate. Il cammino degli uomini "dalla lunga barba (o lancia)" fu agevole; essi calarono dalle Alpi Giulie e, attraverso la valle padana, raggiunsero prima la Tuscia e poi Benevento.

 

Le cronache ce li descrivono come dei veri invasori e conquistatori: non dei semi-romanizzati, ma gente che usciva ora dalle selve e dalle steppe della Pannonia e dei paesi baltici. Furono pochi di numero, forse non oltre 100.000 guerrieri, ma nelle imprese belliche conservarono intatta la nativa ferocia per cui andavano famosi presso gli antichi. Le popolazioni indigene opposero alla tenacia degli invasori la sola resistenza difensiva. Gli abitanti del contado ripararono negli edifici meglio disposti ad affrontare un attacco nemico, generalmente sulle alture o negli anfratti ben disposti alla strategia militare. In molti casi furono erette dai feudatari più facoltosi delle vere e proprie residenze fortificate, in quei luoghi dove la posizione poteva facilitare l'osservazione e la difesa. Per tali motivi inoltre l'edificio veniva munito di torri di avvistamento, dislocate nei punti più aperti del paesaggio, e di solide mura di cinta, che fungevano da ulteriore ostacolo ad una possibile aggressione. Anche la Valle Caudina reagì con decisione al pericolo comune: sorsero nel periodo Longobardo i castelli di San Martino, Montesarchio e Cervinara.

 

E' importante notare come il violento e traumatico impatto con la civiltà nordica abbia in seguito generato il terreno fertile all'unità romano-germanico-cristiana, che alimenterà la cultura medioevale. Ciò significa che non esistono popoli emergenti su altri, ma un unico processo di osmosi bilaterale, che genera società, usi e consuetudini nuove. I castelli del periodo longobardo, dal punto di vista architettonico, rivestono un immenso interesse, siccome per la loro costruzione fu impiegato materiale romano di epoca imperiale, che servì spesso anche alla strutturazione statica e fondamentale. Nuove e cruente incursioni toccarono la Valle Caudina verso la metà del IX secolo, allorchè il governo longobardo cominciò a vacillare: ne approfittarono i Saraceni, guerrieri arabi, che si erano stanziati in Sicilia e periodicamente depredavano barbaramente le nostre terre, mettendo a dura prova anche le fortificazioni difensive.

 

In questo stato di completo disfacimento organizzativo, il castello forse rappresentò l'ultimo simbolo di unità, la coesione, l'elemento di saldatura e di riferimento nelle necessità morali e materiali. Il Ducato di Benevento, da cui la Valle Caudina dipendeva, nel X secolo era a due passi dal collasso: i Longobardi beneventani, sempre in contrasto con le popolazioni indigene, e il potere ducale minato alla base dall'alta e media aristocrazia, erano in forte decadenza. Nei favori della confusione lavorò uno sparuto gruppo di avventurieri venuti dal Nord, i Normanni, sbarcati nel 1016 sulle coste della Campania: lavorarono con destrezza e con forza, al fianco dei Duchi longobardi, fomentando le rivolte, lusingando i contadini ed i piccoli vassalli, acquistando terre per proprio conto; al punto che già nel 1030 essi controllavano buona parte della Campania, Valle Caudina compresa.

Alacri lavoratori, burocrati, discreti ingegneri, i Normanni hanno lasciato preziose testimonianze d'arte: fu il principe Rainulfo ad iniziare la costruzione del castello di Airola. Inoltre essi ampliarono e migliorarono anche gli altri manieri della Valle, concependone una funzione residenziale ed estetica, oltre che strategica e militare. I Normanni quindi perfezionarono le tecniche costruttive e le linee architettoniche, che divennero più sobrie ed eleganti esternamente e meno scarne all'interno. L'edificio fu reso insomma più vivibile e decoroso, rispetto al passato.

 

Il castello medioevale, oltre a rappresentare un baluardo di difesa, era spesso anche luogo di ritrovo e di ricreazione: il popolo si stringeva intorno alle fortezze, siccome in tempo di pace esse ospitavano signori e cavalieri, dame e trovatori, menestrelli e giullari e nel momento del bisogno si trasformavano in roccaforti, dove il castellano o il signore accoglieva il suo popolo per proteggerlo, insieme ai suoi familiari e ai suoi averi, a volte senza neppure richiedere l'aiuto armato del sovrano. Sarebbe interessante ricostruire le relazioni che intercorrevano tra castello e contado, ma la scarsa documentazione oggi esistente non ci consente questo ulteriore lavoro.

 

E' invece possibile immaginare come si svolgesse un'aggressione nemica. Fino a quando non fu inventata la polvere da sparo e quindi non vennero utilizzate le armi da fuoco, ci si serviva di tecniche belliche molto semplici: per assalire un castello gli attaccanti si fornivano di materiale di sfondamento come picconi, arieti e scale. Infatti il loro primo problema era superare gli ostacoli difensivi o abbatterli: per questo motivo il castello aveva sempre le mura fortificate ed a volte protette con il ferro. Non era facile avere la meglio sulla solidità di un maniero: in molti casi occorrevano numerosi tentativi, quando l'evidenza non costringeva addirittura alla rinuncia. Tanto più che le misure difensive a volte diventavano offensive e gli occupanti del castello, dai bastioni e dalle torri contrattaccavano dall'alto, con espedienti tanto improvvisati quanto efficaci.

L'esperienza ed il tempo insegnò a migliorare ed integrare alcuni accorgimenti militari in forza al maniero. Così le porte della città o del feudo, che potevano facilmente essere abbattute con gli arieti, vennero rinforzate all'interno da solide barricate di ostruzione; lo stesso si fece con le mura, la cui stabilità fu assicurata nella parte inferiore da protezioni di sostegno a scarpa chiamate "barbacane", che ebbero poi un ulteriore sviluppo dopo l'invenzione delle armi da fuoco, rendendosi indispensabili.

 

Particolarmente feroci furono le incursioni dei Saraceni, che misero a dura prova la stabilità dei castelli caudini: le loro scorribande avevano quasi sempre un esito tragico. Il più delle volte i temuti attacchi arabi avevano lo scopo di saccheggiare e depredare le già misere ricchezze e masserizie dei contadini. In altri casi, essi conducevano con sè in schiavitù quanti riuscivano a far prigionieri.

In precedenza abbiamo accennato ai Normanni, come a costruttori ed architetti instancabili: durante l'XI secolo i castelli della Valle Caudina si arricchirono di particolari estetici e tecnici molto importanti. Sebbene non sconvolsero le strutture preesistenti, ne ingentilirono le linee architettoniche, avendo cura della vivibilità dell'ambiente. Inoltre essi puntarono ad adeguare e sviluppare i principi di difesa, con la costruzione di muri verticali, cortine di merlature per la protezione e principalmente torri, che potevano essere squadrate o circolari, ma non cilindriche.

L'istituzione feudale, sviluppatasi nel periodo normanno ed in seguito sostenuta dagli Svevi, dagli Angioini e dagli Aragonesi, favorì implicitamente il sorgere di nuovi castelli, al punto in cui ogni feudatario potè ben presto permettersi una solida costruzione fortificata. Già nel XII secolo erano infatti frequenti le controversie tra feudatari, per motivi di proprietà, esazioni di tributi, sconfinamenti, anche in Valle Caudina. Ora non bisognava più difendersi da nemici venuti da lontano, ma dal vicino bellicoso; d'altra parte il sovrano, che dava terre e possedimenti in beneficio ai cavalieri a lui fedeli, quale autorità "super partes” preferiva non intromettersi in beghe di questo tipo. Il pericolo di eventuali assalti costrinse così ogni feudatario a riparare sulla difensiva e a guardarsi da sè i suoi possedimenti e il suo popolo.

 

I castelli sorti in questo periodo hanno funzioni meramente strategiche e militari; si moltiplicano e si perfezionano anche gli espedienti e le tecniche di combattimento. I due manieri di Airola e Cervinara, ad esempio, dovevano senz'altro avere caratteristiche organizzative e funzionali comuni; praticamente il castello venne isolato dall'esterno con alte muraglie, profondi fossati che proteggevano i bastioni e ponti levatoio alle entrate per sbarrare il passaggio ai nemici.

 

Un altro momento importante del combattimento ai piedi della fortezza era rappresentato dalla difesa attiva: una serie di murazioni cinziarie, con merlature e camminamenti perimetrali superiori, consentiva agli occupanti del castello di utilizzare ulteriori sotterfugi e trabocchetti all'insaputa dei malcapitati assalitori. Infatti i torrioni, che di solito erano ai lati della fortificazione e consentivano la migliore visione dall'alto, servivano per organizzare il lancio delle pietre e dell'olio bollente e l'impiego delle balestre di precisione.

La strategia di guerra prevedeva anche la fuga, quando la situazione precipitava: ecco perchè quasi tutti i castelli erano collegati con l'esterno da gallerie sotterranee e trabocchetti conosciuti soltanto da pochi, per lasciare inosservati il maniero e non sottoporsi alla resa.

La torre più alta, dove sventolava di solito il vessillo di Casata del feudatario, veniva chiamata "mastio" ed era la parte più protetta e solida dell'intera costruzione: difficilmente crollava sotto i colpi dei nemici. Così si spiega perchè ancora oggi di molti castelli ridotti ad un cumulo di macerie resti in piedi soltanto il "mastio"; esso rappresentava il cuore dell'edificio ed il quartier generale in caso di combattimento. Qui si rifugiava infatti il signore, impartiva gli ordini militari e decideva sulle mosse strategiche da adottare. Inoltre il "mastio" era anche una ottima torre di vedetta, utile ad informare gli occupanti del giungere di estranei nei pressi del maniero; nel dramma della resa, in questo luogo sicuro si rifugiava il feudatario e la corte per preparare l'estrema residenza.

Una invasione barbarica rappresentava il momento di massima all'erta per tutta la Valle Caudina, in quanto gli assalitori non si limitavano soltanto a conquistare il castello o a saccheggiare un determinato feudo o paese, ma interessavano alloro passaggio tutta una targa zona. Ognuno lottava strenuamente a difesa del territorio, consapevole che le terre, in caso di sconfitta, venivano perdute e divise tra i vincitori, le città e i paesi venivano distrutti ed il popolo doveva subire una serie di violenze, che rappresentavano quasi un diritto del vincitore sul vinto. Così, a partire dal XII secolo, il castello fu costruito secondo criteri rigidamente militari, arroccato sulle alture e nei luoghi più impervi e meno accessibili. Vale la pena di ricordare la semplicità dei conforti interni: in genere gli appartamenti privati del signore occupavano la parte centrale e più difesa del castello: le mura erano scarne di decorazioni e non molto spesse, le stanze di misura modesta, con finestre piccole ed anguste, gli arredi e la mobilia semplici e limitati, ad eccezione della camera da letto, di solito addobbata con pregiati drappi e broccati. Altra eccezione era rappresentata dalla sala dei ricevimenti: il feudatario aveva in massimo riguardo l'ospite, che accoglieva nella migliore stanza del castello, talvolta affrescata e finemente decorata da artisti locali o anche stranieri. La pavimentazione e le pareti non erano molto curate; si preferiva coprire il lastricato, in creta o in terracotta al pianterreno ed in legno ai piani superiori, con dei tappeti lavorati, mentre le pareti, ruvide e primitive, venivano nascoste da larghi drappi o arazzi con scene di caccia o di guerra.

 

Come è stato detto in precedenza, l'arredamento non era dei più ricchi e ben lontano dagli sfarzi dei sontuosi castelli cittadini. C'è da credere che, oltre a qualche forziere, armadi, scaffali e dei sedili in velluto, in queste camere vi fosse ben poco da ammirare.

Osserviamo ora per qualche attimo la disposizione e all'uso delle stanze, che di solito rispondeva a precisi compiti funzionali: al pianterreno erano sistemate le stalle, la cantina ed i locali di riposo della guarnigione, mentre ai piani superiori trovavano posto l'armeria, le cucine, il guardaroba; la servitù abitava in locali prossimi, ma ben separati dall'appartamento del signore; gli armigeri, le guardie e gli uomini validi alla difesa erano invece decentrati alle stanze perimetrali del castello, per il pronto intervento in caso di necessità. Questa ripartizione, pur essendo schematica e forse smentita da qualche variabile dettata da criteri strategici e militari, può servire a comprendere in linea di massima le regole, ognuna motivata, che guidavano la sobria vita del castello medioevale.

Al centro della costruzione fortificata vi era il cortile, elemento di congiunzione e di pausa nelle intricate murazioni, ma anche, all'occorrenza, piazza d'armi per le esercitazioni militari. Sebbene modeste e rare, non mancavano le terrazze, di solito vicine o prospicienti alla gran sala dei ricevimenti, dove periodicamente il feudatario invitava la sua corte a banchetti e festini, animati da menestrelli e giullari.

I castelli della Valle Caudina hanno un valore oltre che artistico, laddove ancora l'arte si può ammirare, storico, in quanto fungono da testimonianza dei lontani secoli medioevali e della complessa istituzione feudale. A questo punto sarebbe doverosa una precisazione sul significato sociale e politico del "feudalesimo", senza il quale non ci spiegheremmo l'equilibrio e le regole di vita e di comportamento, che governavano la comunità medioevale; invece, osservando la bibliografia in merito, ci accorgiamo che non basterebbe un intero volume per tentare una parziale ricostruzione del fenomeno, per cui rinunciamo a priori a tale ardimento.

Per i nostri scopi basterà accennare al proposito sociale della costruzione fortificata: quando il sovrano procedeva all'investitura di un feudo, legava al beneficiario anche la proprietà del castello, che gli poteva essere tolto qualora si rendeva infedele alla corona o al suo popolo. Comunque, se il feudatario perdeva l'onore o diventava indegno davanti al sovrano, decadeva da ogni diritto sul suo feudo. Il castello si impose per la "dignitas" nobiliare del signore locale, che non gli consentiva di vivere insieme ai suoi sudditi: egli doveva abitare nel luogo più elevato del suo feudo, con gli armati che gli avevano giurato fedeltà; a sua volta, il signore aveva giurato fedeltà al sovrano e questa promessa rappresentava il carattere essenziale del feudo. Come si può capire la società medioevale era basata non sulla schiavitù, ma sulla servitù e ciò generava non poche occasioni di disordini.

 

Il lento ma inesorabile declino del castello ha inizio con l'invenzione della polvere da sparo: i nuovi cannoni affondano i loro colpi nelle alte mura, che diventano quindi un facile bersaglio da abbattere. Come primo provvedimento di difesa, i feudatari decidono innanzitutto di ridurre di alcuni metri le torri e le recinzioni murarie esterne, così da limitare i disastrosi crolli, che spesso decimavano la popolazione del castello. A partire già dal XIV secolo le trasformazioni architettoniche per motivi strategici integrano e modificano in parte la struttura originaria dei castelli della Valle Caudina. In particolare quello di Montesarchio subisce i più pesanti interventi in tale periodo.

La caratteristica principale dei nostri manieri sta nella sovranità diversificata che li ha interessati nei lunghi periodi; tutte le linee dinastiche che nel tempo si sono succedute, Carafa, Della Leonessa, Pignatelli, Caracciolo, D'Aquino, hanno aggiunto un tocco personale alle costruzioni fortificate. Ecco perchè i castelli caudini, anche se due di essi prossimi al disfacimento totale per l'incuria di tutti, accoppiano alla loro struttura tipicamente difensiva l'interesse per una stratificazione soggettiva, che concorda e ne chiarifica la storia. Per questo motivo sarà indispensabile, insieme all'analisi artistica ed archeologica dell'edificio, seguire per ciascun castello l'avvicendarsi delle famiglie feudatarie che lo hanno posseduto e che lo hanno abitato di volta in volta.

 

Come si è detto in precedenza, i primi interventi di trasformazione e di adeguamento delle fortezze alle nuove tecniche belliche risalgono al XIV secolo; nella seconda metà del '400 poi, quando le prime, rudimentali armi da fuoco affiancarono in battaglia spade, balestre e lance, vennero apportate radicali modifiche ai bastioni, alle torri e alle mura cinziarie, mostrando un aspetto ancor più fortificato. Le aperture all'esterno furono quasi del tutto eliminate, ad esclusione di piccolissime feritoie, attraverso le quali gli uomini del castello davano combattimento: in questo modo le operazioni belliche poterono. essere effettuate con maggiore sicurezza e precisione.

Se l'alto medioevo fu caratterizzato da un forte accentramento politico, che costituiva la linfa e il vigore dell'istituzione feudale, il basso medioevo scatenò storicamente una serie di turbolenze e di individualismi, per cui ogni signore puntò al rafforzamento della propria potenza ed al consolidamento della fortezza dove abitava: le esperienze vissute nei periodi normanno, svevo ed angioino, le piraterie, i saccheggi, le periodiche scorribande saracene, che i vari feudi avevano dovuto subire, erano una mina troppo pericolosa contro l'indifferenza dimostrata ripetutamente dal potere regio. Inoltre si può comprendere come questa forma di autodifesa militare abbia con il tempo corroso il rapporto consuetudinale tra corona e signore locale; il risultato di quella tensione politica portò all'anarchia feudale e ai disordini, che scoppiarono violenti nel periodo angioino e continuarono in quello aragonese: la situazione allora precipitò. La reazione del potere centrale al tentativo di ribellione dei feudatari più in vista (la famosa Congiura dei Baroni) fu sanguinosa e provocò un piccolo terremoto anche a livello locale; ripercussioni si ebbero pure in Valle Caudina, dove i castelli furono ora assegnati a persone fidate di re Ferrante ed i filo-angioini ammazzati o allontanati dal regno.

 

Tuttavia il destino delle costruzioni fortificate era ormai segnato: con la definitiva affermazione della corona spagnola sul trono napoletano ed un lungo periodo di pace nel XVI secolo, alcuni feudatari decisero, per motivi di conforto e di convenienza, di stabilirsi nella capitale. Nel migliore dei casi, il castello fu venduto, in altri, abbandonato a se stesso. Del resto abbiamo già detto che, con il perfezionamento delle armi da fuoco, la costruzione fortificata aveva perduto la sua funzione, la motivazione e la validità di fortezza; fu per questo che i signori di Cervinara ed Airola trovavano antieconomico e inutile ripristinare una residenza che, tra le altre cose, era scomoda e priva di qualsiasi conforto. Essi preferirono scendere a valle e costruirsi in paese un palazzo più idoneo e adeguato alle necessità del tempo.

 

A partire dal XVII secolo le cronache dimenticano i castelli, che sono diventati costruzioni prive di vita; l'autorità dei signori locali era stata allora soppiantata dal governo centrale, in grado di tenere a freno la nobiltà feudale e limitarne i sorprusi. Nel '700 il castello non ha più niente di militare, la sua funzione tipica originaria, ma conserva l'aspetto artistico e monumentale; in Valle Caudina, due di essi (Montesarchio e San Martino) si trasformano in aristocratiche abitazioni private e l'architettura primitiva viene integrata da apporti architettonici diversi per gli usi comuni.

Quello che si può osservare è storia recente: ora bisognerà focalizzare con la conoscenza specifica questi primi, ma necessari, chiarimenti generali sulla natura, sul significativo e sulla funzione del castello medioevale. Abbiamo accennato brevemente all'istituzione feudale e quindi al feudo, poichè anelli di congiunzione indispensabili per capire l'origine dei nostri manieri e delle nostre torri. Ma la storia locale non è agevole da ricucire: spesso pullula di presupposti, fraintendimenti ed anacronismi, poichè i documenti esisténti sono pochi e lacunosi, Nei capitoli che seguiranno cercheremo di ricostruire i quattro castelli caudini, dal punto di vista storico ed artistico, non tralasciando però la vita del feudo che dominavano, intimamente legata all'esistenza del castello stesso.